Opinioni & Pregiudizi

In genere i canti eseguiti in talune nostre chiese vengono dalla gente (specie dai giovani) definiti "lagnosi"; al contrario dei Gospel e degli Spirituals che - quando eseguiti da "addetti ai lavori" - per questa stessa gente "lagnosi" non sono; e non lo sono nemmeno quando esprimono sentimenti di tristezza o di dolore.
Nessun lamentazione funebre, infatti, quando espressa nella giusta prospettiva escatologica - dovrebbe identificarsi con la "lagna" o con il lugubre lamento di chi piange senza speranza.
Ma, attenzione, anche un canto di gioia può divenire "lagnoso" se eseguito in tal modo!
Ci sono però dei Canti che nascono già "lagnosi" a causa della musica o del testo letterario (senz'altro anche qualcuno dei miei!).
In tal caso dei buoni esecutori potranno solo - ma è ben poca cosa - migliorarne l'ascolto; per cui la solita gente dirà: "Quel canto era lagnoso ma eseguito bene"...
Lagnosi sono anche certi Canti "irti" di parole dai complessi significati, che la gente canta per forza d'inerzia, per ubbidienza e con evidente rassegnazione.
Io comprendo l'esigenza pastoralistica di chi si preoccupa di riempire anche il più piccolo spazio di silenzio con Testi significativi, ma questo impegno può talvolta risultar dannoso, poiché le troppe strofe dei Canti e di conseguenza i troppi monotoni ritornelli provocano nel Popolo di Dio (specie fra i giovani) solo noia e tanta voglia di andarsene...
Dice in proposito S. Agostino: "...Prima di tutto un discorso imparato a memoria e ripetuto più volte, si pronuncia pensando ad altro. Avviene spesso quando si canta un inno..." (da: S.Agostino - Il Maestro - Linguaggio e segni).
Io sarei per la "qualità" delle parole piuttosto che per la loro "quantità"; e sarei anche per quelle famose Selah di davidica memoria, cioè per quelle pause di silenzio generale nelle quali il popolo di Dio avrebbe anche la possibilità di meditare sulla appena ascoltata o pregata Parola di Dio.
Occhio, quindi, (anzi orecchio) al tempo che passa! Anche un bellissimo brano musicale se troppo lungo annoia; dato che l'ascoltare, che è ben diversa cosa dall'udire, ha i suoi limiti percettivi che aumentano con il "peso" del messaggio proposto, imponendo così al nostro cervello il giusto tempo - cioè il silenzio - necessario alla sua assimilazione.
Figuriamoci poi quando si fa apparire "lagnosa" la stessa Parola di Dio! Alludo a taluni dicitori che, durante certe liturgie, di modi e toni lagnosi talvolta si paludano inducendo i presenti alla distrazione e alla noncuranza.
Beh, io penso, come tutti voi del resto, che durante una liturgia nulla dovrebbe poter essere dato per scontato, gli "eccetera" e le ovvietà dovrebbero essere evitate con zelo e cancellate dallo scenario che - ogni volta - all'Assemblea dovrebbe apparire nuovo, sorprendente, coinvolgente.
La dizione, la declamazione e la recitazione dovrebberro a parer mio rientrare (ma perdonate la mia ignoranza se già vi rientrano) fra le principali materie d'insegnamento di ogni Seminario; poiché, non dimentichiamolo, il futuro Sacerdote dovrà essere un affascinante parlatore, un coinvolgitore, un efficace convincitore di atei; un... copywriter del Signore, insomma!
Per questo motivo il Suono (ovvero il Timbro) della sua voce dovrebbe essere curato, affinato e impostato in modo assolutamente professionale; così come si fa con la voce di un "attore" che - indipendentemente dalla sua personale interpretazione - enuncerà poi sempre con estrema chiarezza e col giusto tono qualsiasi frase o parola debba esser detta: un tono che indurrà subito gli uditori al silenzio e alla massima attenzione. Sono un utopista?
Marcello Giombini

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